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– Né apostata né analfabeta

Sì, due anni fa ho definito Tullio
De Mauro (foto)
“discepolo apostata di Mario Lucidi”. Nello stesso scritto (AG 13) lo ritenevo anche reticente, se non
responsabile, delle “chiacchiere” sul conto mio e del Bitnick.
Successivamente (vedi Morse News 95) mi convinsi
che tali chiacchiere erano nate ben prima dei fatti del 2000 a cui allude la News precedente, e
soprattutto non per colpa degli allievi di Lucidi, ma degli “indegni eredi di
Buccola”, come è provato dalla sistematica emarginazione, da oltre dieci anni,
dei miei contributi scientifici su questo autore – o meglio “genio” al pari di Lucidi, e al pari di
questi ignorato o sottovalutato (in nessun lavoro di psicologia uscito negli
ultimi dieci anni ricorre il mio irriverito nome).
Il De Mauro accettò l’ampia ammenda dei miei torti, tanto è
vero che delegò un giovane e brillante suo allievo, il chiarissimo Gambarara, a seguire gli sviluppi della
mia “telelinguistica”,
mantenendo nei miei confronti un atteggiamento di neutralità e di doveroso
riserbo, come ebbero privatamente a confidarmi il predetto Gambarara e il
chiarissimo professor Riccardo Luccio, al
quale ultimo avevo cortesemente, ma con forza, chiesto – disturbando a tal fine
anche un altro insigne psicologo, il professor Nino
Dazzi (anch’egli perfettamente al corrente delle vicende
che mi riguardano) – almeno una telefonata al De Mauro che rafforzasse le mie
scuse e le mie argomentazioni (vedi Lucidi News 16).
Queste le beghe. Dal punto di vista scientifico il discorso
è molto più semplice: siamo talmente avvezzi alla lettura – e chi più del De Mauro
è “alfabetizzato”? – che ne abbiamo perso di vista il segreto neuro- e
psico-fisiologico scoperto da Lucidi e adombrato nei miei scritti, almeno a
partire dalla lettera del 2000 riportata nella News
precedente.
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